CITTA’ DEL VATICANO – Benedetto XVI ha concluso il ciclo di catechesi dedicate a San Paolo. Durante l’udienza generale, in Aula Nervi, ha parlato della morte dell’Apostolo delle genti e della sua eredità. “San Paolo – ha detto – rimane un apostolo e un pensatore cristiano molto fecondo e ritornare a lui, al suo esempio e alla sua dottrina sarà uno stimolo, se non una garanzia, per consolidare l’identità cristiana di ciascuno di noi e per il ringiovanimento dell’intera Chiesa”. La figura di Paolo, secondo il Papa, “grandeggia ben al di là della sua vita terrena e della morte. San Paolo ci ha lasciato un’eredità straordinaria e, a partire dai padri della Chiesa, numerosi commentari gli sono stati dedicati”. Più recentemente, nel XIX secolo, ha fatto notare Benedetto XVI, si è registrata “una nuova reminiscenza del paolinismo”, soprattutto a proposito dell’interpretazione storico-critica delle Scritture. Il Papa ha messo in risalto la differenza tra l’annuncio di Paolo e l’annuncio di Gesù: S. Paolo “appare quasi il fondatore di un nuovo cristianesimo”. “Vero è – ha osservato il Pontefice – che in San Paolo la centralità del Regno di Dio, determinante per l’annuncio di Gesù, va trasformata in centralità cristologica, il cui punto determinante è il mistero pasquale, da cui risultano i sacramenti del Battesimo e dell’Eucaristia come presenza permanente di questo mistero, nel quale cresce il corpo di Cristo, si mantiene la Chiesa”.












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