Continuano gli attacchi al Papa. Cinque inesattezze nella ricostruzione

</p>CITTA’ DEL VATICANO – “Con accanimento continuano i tentativi di coinvolgere Joseph Ratzinger nello scandalo della pedofilia”. La precisazione arriva dalla Santa Sede che elenca cinque inesattezze nella ricostruzione fatta dal quotidiano canadese The Globe and Mail circa l’intervento del Vaticano per coprire un sacerdote che abusò di 13 minori. 1) Nel 1985 la Sacra (allora c’era ancora questo aggettivo per le Congregazioni romane) Congregazione per la Dottrina della Fede non era competente per i casi di pedofilia, ma lo era per le richieste di dispensa dal sacerdozio.
2) Il sacerdote Stephen Miller Kiesle chiedeva appunto la dispensa dal sacerdozio; la richiesta era appoggiata dal vescovo, ma era del sacerdote.
3) Non si trattava quindi di una riduzione allo stato laicale di tipo “penale” (cioè di una punizione per gli atti di pedofilia), ma di una domanda del sacerdote stesso. Non risulta, dalla lettera, se il vescovo aveva intrapreso procedimenti punitivi nei confronti del sacerdote.
4) Era ed è tuttora prassi che non si concedano dispense dal sacerdozio a coloro che le richiedono, se non al compimento dei 40 anni di età (salvo casi particolari, come l’esistenza di figli). Al reverendo Kiesle la dispensa fu concessa nel 1987, cioè proprio quando raggiunse i 40 anni.
5) La responsabilità dell’intera vicenda – e di eventuali ritardi nelle decisioni – non può essere addossata alla Santa Sede, che fino al 2001 non aveva competenza per i casi di pedofilia se non implicavano la “sollecitazione” della vittima nel confessionale. (FONTE: Repubblica)