CASTEL GANDOLFO – “Dio ama i poveri” e il “destino eterno”, ma anche la felicità di ciascuno, dipende dalla sua volontà di saper fare altrettanto nel corso della vita. All’ultimo Angelus da Castel Gandolfo – giovedì prossimo farà rientro a Roma – Benedetto XVI mette in luce un atteggiamento tipicamente cristiano, ispirato dal Vangelo della domenica, che presenta la parabola di Lazzaro e del ricco Epulone. E di modelli di carità vissuta il Papa ha parlato prima della preghiera mariana, riferendosi a San Vincenzo de’ Paoli, a 350 anni dalla morte, e a Chiara “Luce” Badano, la giovane ligure beatificata sabato a Roma. San Vincenzo, ha ricordato il Pontefice, fondò le “Figlie della Carità”, prima Congregazione femminile a vivere la consacrazione “nel mondo”, in mezzo alla gente, con i malati e i bisognosi ed è il patrono delle organizzazioni caritative cattoliche. Il secondo esempio, da poche ore elevato a modello dalla Chiesa, è quello di Chiara Badano, la giovane italiana morta a 19 anni nel 1990 dopo un’inguaribile e dolorosa malattia, che innamorata di Cristo e della Chiesa pur nella sua breve vita “è stata per tutti – ha detto il Papa – un raggio di luce, come dice il suo soprannome: ‘Chiara Luce’”. Nei saluti conclusivi il Papa ha rivolto un “arrivederci” agli abitanti di Castel Gandolfo, annunciando per giovedì prossimo il rientro al Palazzo Apostolico in Vaticano.













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