GENOVA – Questa mattina, presso la Sala Incontri della Regione Liguria, sono state presentate e fatte assaggiare in anteprima alla stampa le prime bottiglie di “Abissi – Riserva Marina di Portofino” dell’Azienda Vinicola Bisson Chiavari: il primo vino in Italia realizzato con l’innovativo metodo della “spumantizzazione subacquea”. Il processo – idea del titolare dell’azienda Piero Lugano e ispirato dal ritrovamento sottomarino di anfore di età greco-romana contenenti vino intatto nelle sue proprietà organolettiche – ha avuto inizio il 22 maggio 2009 con la posa in fondo al mare di 6.500 bottiglie a una profondità di circa 60 metri in località Cala degli Inglesi, una baia incontaminata tra il faro di Portofino e la Cala dell’Oro. Divise in 12 gabbioni da 1 metro cubo ciascuno, le bottiglie sono state successivamente recuperate lo scorso 30 giugno, dopo un periodo di ben 13 mesi di immersione in una zona di fondale ghiaiosa a una temperatura costante di 15° – ideale per la conservazione del vino – in ambiente carente di luce. L’effetto “culla” svolto naturalmente dalle correnti marine sulle bottiglie immerse ha permesso di mantenere in sospensione le “fecce nobili”, ovvero i materiali di scarto del vino, prodotti dal processo di spumantizzazione e fondamentali per conferire al vino corpo, struttura e profumo. Un movimento costante che nelle cantine “tradizionali” viene attuato meccanicamente mentre in questo caso è stato sostituito dal dolce movimento marino. Infine in questi ultimi 5 mesi, le bottiglie recuperate, rivestite e protette da un’inedita copertura di sedimenti marini, hanno affrontato un periodo di ulteriore affinamento che ha preceduto la tanto attesa “sboccatura”. «Ciò che ha favorito ulteriormente il processo di spumantizzazione – ha spiegato il titolare della Azienda Bisson, Piero Lugano – è stato il perfetto bilanciamento di pressione, garantito a tali profondità: una pressione omogenea ed equilibrata ricevuta sia dall’esterno verso l’interno che dall’esterno verso l’interno. Tale effetto definito di “contro-pressione equivalente” – ha proseguito Lugano – favorisce l’amalgamarsi delle bollicine conferendo al vino un miglior aspetto organolettico oltre che tattile e quindi una maggiore sensazione di piacere nella degustazione».













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