CITTA’ DEL VATICANO – Ieri sera, dopo la chiusura della Basilica di San Pietro al pubblico, si è svolta la cerimonia per la reposizione delle spoglie del Beato Giovanni Paolo II, trasferite – come annunciato nei giorni scorsi – sotto l’altare della Cappella di San Sebastiano, all’interno della Basilica stessa. Il rito è stato presieduto dal cardinale Angelo Comastri, mentre già da questa mattina i pellegrini possono venerare il Beato nella sua nuova collocazione. Centinaia di migliaia in fila, come sei anni fa, per un saluto e una preghiera davanti a una cassa di legno che custodisce le spoglie di un uomo che tanti continuano a invocare come Santo. Poi, le porte della Basilica Vaticana si chiudono e la commozione diventa privata, raccolta, quella delle persone che con Giovanni Paolo II hanno condiviso tanti, tantissimi anni e che ora desiderano accompagnarlo al luogo della definitiva e ancor più ragguardevole sepoltura. È quanto accaduto nel tardo pomeriggio di ieri, tra le 19.15 e le 19.45. Chiusa in precedenza San Pietro al flusso dei pellegrini, l’arciprete della Basilica, il cardinale Angelo Comastri, ha aperto con una orazione la processione composta dai ministranti, dal Collegio dei Penitenzieri e dal Capitolo della Basilica, oltre che da diversi presuli e da nove porporati, tra i quali il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e i successori di Papa Wojtyla alla sede di Cracovia, i cardinali Macharski e Dziwisz. Queste le parole del cardinale Comastri:
“Ringraziamo Cristo, nostro Signore, per aver dato alla Chiesa un santo pastore, vero modello del gregge. Invochiamo ora tutti i santi del cielo e in particolar modo i santi pontefici, affinché possiamo ottenere la loro intercessione per camminare anche noi nella via della santità”.
Al canto delle litanie – ha riferito in una nota padre Federico Lombardi – la processione si è diretta verso l’altare di San Sebastiano, sotto il quale era già stata collocata, ma ancora tenuta a vista, la teca con le spoglie del Beato Papa Wojtyla. Al termine delle litanie, è stata ripetuta cantando per tre volte l’invocazione al “Beato Giovanni Paolo”, quindi – recitata l’orazione propria del nuovo Beato e cosparsa la teca d’incenso – gli operai della Fabbrica hanno provveduto a chiudere il vano dell’altare con una grande lapide di marmo bianco, che reca scritte le parole “Beatus Ioannes Paulus PP. II”. Poi il gruppo si è sciolto non prima di un ultimo gesto, un bacio, un tocco alla lapide. Gesto che, siamo certi, d’ora in avanti verrà compiuto milioni di volte.












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