CITTA’ DEL VATICANO – Un invito a considerare “la provvisorietà dell’esistenza terrena” e “a viverla come un pellegrinaggio, tenendo lo sguardo rivolto alla meta, a quel Dio che ci ha creato e, poiché ci ha fatto per sé, è il nostro destino ultimo e il senso del nostro vivere. Passaggio obbligato per giungere a tale realtà definitiva è la morte, seguita dal giudizio finale”. Lo ha rivolto, ieri mattina, Benedetto XVI all’Angelus da piazza San Pietro. “La consapevolezza del ritorno glorioso del Signore Gesù – ha aggiunto il Papa – ci sprona a vivere in un atteggiamento di vigilanza, attendendo la sua manifestazione nella costante memoria della sua prima venuta”. Con la parabola dei talenti, ha chiarito il Pontefice, “Gesù vuole insegnare ai discepoli ad usare bene i suoi doni: Dio chiama ogni uomo alla vita e gli consegna dei talenti, affidandogli nel contempo una missione da compiere. Sarebbe da stolti pensare che questi doni siano dovuti, così come rinunciare ad impiegarli sarebbe un venir meno allo scopo della propria esistenza”. “La carità – ha sottolineato – è il bene fondamentale che nessuno può mancare di mettere a frutto e senza il quale ogni altro dono è vano”. “Solo praticando la carità – ha concluso il Santo Padre -, anche noi potremo prendere parte alla gioia del nostro Signore”.













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