CHIAVARI -Con le feste patronali il vescovo diocesano ha avviato il cammino della diocesi verso l’anno della fede indetto dal Papa dall’11 ottobre 2012 al 24 novembre 2013. Nelle riflessioni pronunciate da Mons. Alberto Tanasini nelle due città, Chiavari e Rapallo, frequenti sono stati i richiami al messaggio del Santo Padre, redatto proprio in questa circostanza. Mons. Tanasini ha invitato i diocesani a riscoprire le radici della propria fede, che passano anche attraverso la memoria di eventi storici come quelli che stiamo vivendo in questi giorni. Di seguito il testo integrale dell’omelia pronunciata dal vescovo durante il Pontificale del 2 luglio a Chiavari.
Le feste in onore di Maria Santissima, patrona della nostra diocesi, sono per noi un ricordo dei doni di grazia che il Signore ci ha fatto attraverso sua madre la quale ci garantisce non sono la sua intercessione, ma la sua presenza. Le icone sono finestre sull’infinito mistero di Dio. Queste feste sono occasioni per affidare a Maria il cammino della Chiesa Diocesana e la parola cammino è particolarmente significativa in questa circostanza perchè usata dal Papa nell’indire l’anno della fede. La nostra Chiesa diocesana vuole incamminarsi in questo anno della fede, nel cammino della fede. Ci proponiamo dunque di percorrere questo cammino personalmente, ma anche come chiesa che è in Chiavari. Voglio sottolineare l’aspetto ecclesiale di questo cammino, non solo perchè qui propongo un’organizzazione dell’anno, ma per gli aspetti che segnano il cammino di una chiesa. Confrontiamoci con gli avvenimenti che ci sono stati raccontati sulla manifestazione di Maria, come abbiano inciso sulla vita di Chiavari, come abbiano ravvivato la vita cristiana, come siano diventate forti tutte le manifestazioni della chiesa. Pensiamo al miracolo delle rondini, come un popolo si sia mosso spinto dalla fede: una fede fiduciaria, che guarda al crocifisso e chiede di dialogare con sua madre. Pensiamo a quegli avvenimenti a quei contesti e poi pensiamo quale eredità ci abbiano lasciato. E’ rimasto qualcosa di quell’eredità tra noi? Vale l’osservazione del Santo Padre: la nostra impronta della fede non è più così visibile. Grandi settori della nostra società oggi non sembrano più raccogliere il richiamo della fede e il valore ad essi ispirati. La nostra chiesa deve essere consapevole di questo, ma anche deve sentire l’urgenza che “il sale non diventi insipido” che “la luce non sia ofuscata”. Questo impegno è necessario nell’anno della fede. Se è vero che la vita di fede deve essere esperienza personale, tocca il cuore di ognuno, è altrettanto vero che l’esperienza di fede non è un fatto privato, non si crede da soli. La fede ci raccoglie in comunità di credenti. Il primo bene che ci è comune è la fede che professiamo. La Chiesa è il primo soggetto della fede. E’ nella fede della comunità cristiana che ognuno riceve la fede. Il battesimo è segno efficace dell’ingresso nel popolo dei credenti. Se il battesimo ci permette di essere figli e di chiamarlo Padre, nello stesso tempo ci introduce nel popolo di Dio indissolubilmente. La fede nasce dall’annuncio, e l’annuncio della parola che salva è affidato alla Chiesa. Quella parola rimane a chi continua la missione degli apostoli. La fede è custodita dalla Chiesa, affidata a lei come un prezioso deposito. A volte noi diciamo: “non capisco tutto” o “non condivido tutto”. La chiesa annunciando per intera la verità della fede, ci invita ad affrontare le questioni di fede per meglio comprenderle. Credo per capire, cerco di capire per credere. La fede ci chiede di fidarci della Chiesa nel suo compito di maestra di fede. Come posso fidarmi di questa chiesa? La Chiesa è autorevole per la garanzia che il Signore le dà. E’ anche vero che sarà decisivo percorrere la storia della nostra fede la quale vede un intreccio tra santità e peccato. Rafforzare la comunione di tutti per rafforzare la nostra fede. Per affrontare senza timore di interrogativi, per metterci sul cammino di coloro che sulla scia di Maria hanno impostato la loro vita sulla scia di Gesù. La fede atto di libertà esige anche la responsabilità sociale di ciò in cui si crede.













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