Una profonda riflessione sul senso del sacerdozio nella celebrazione in suffragio dei Vescovi e canonici defunti

CHIAVARI – La celebrazione in suffragio dei Vescovi defunti, nella cattedrale di Nostra Signora dell’Orto si è trasformata in una profonda riflessione sul significato del ministero sacerdotale. Mons. Alberto Tanasini ha voluto suggerire tale spunto, per connotare la preghiera per coloro che hanno svolto il loro ministero esercitando una paternità spirituale nella famiglia di Dio.
Lo ha fatto partendo dalla liturgia ed in particolare dal passaggio della Lettera agli Ebrei che spiega come “uno solo” sia “il sommo sacerdote”, Gesù, l’unico che ha potuto compiere veramente quel legame fra Dio e gli uomini che è caratteristico di ogni sacerdote.
La caratteristica del sacerdote cattolico – ha spiegato il Vescovo – non è tanto quella di compiere un servizio religioso ma quella di rendere presente il Signore e l’impegno più forte di un sacerdote è quello di dare volto al Signore Gesù. Non offre cose, non offre se stesso ma offre l’unico sacrificio di Gesù e unisce se stesso a quel sacrificio e lo fa per il suo popolo. “Questa identificazione deve essere vissuta quotidianamente”, ha sottolineato Mons. Tanasini. Noi ci rendiamo conto quando i nostri sacerdoti vivono la loro vita ministeriale in questa dimensione, quando lo sforzo, prima di compiere gesti e celebrarie riti, è quello di essere identificati con Cristo, di vivere di Lui per rendere presente il Signore. E’ un impegno alto, forte che a volte appare quasi impossibile da compiere. Per questo quelli che ci hanno preceduto hanno bisogno del nostro suffragio. Alla riconoscenza si aggiunge il desiderio che quella offerta compiuta sulla terra raggiunga la sua pienezza nel cielo.