Il Papa in Bolivia: “Oggi può essere il tempo dell’integrazione”

boliviaLA PAZ – Il Papa definisce la Boliva “terra innocente e bella”. Un esempio in qualche modo in America Latina, perché oggi, dice il Pontefice, “in questa terra dove lo sfruttamento, l’avidità, i molteplici egoismi e le prospettive settarie hanno oscurato la sua storia, oggi – ha scandito – può essere il tempo dell’integrazione”. Proprio dalla Bolivia possono arrivare “nuove sintesi culturali”. Francesco nota quanto siano “belli i Paesi che superano la diffidenza malsana e integrano i diversi, e che fanno di questa integrazione un nuovo fattore di sviluppo!”. Tutto questo passa attraverso un maggiore rispetto per la persona umana: “L’ambiente naturale e l’ambiente sociale, politico ed economico sono strettamente correlati”  dice il Papa che riprende alcuni passi della sua enciclica Laudato si’. E qui entra in gioco la politica, che non deve essere dominata “dallaspeculazione finanziaria” o l’economia che non si deve reggere “solo sul paradigma tecnocratico e utilitaristico della massima produzione”, perché altrimenti “non si potranno neppure comprendere, né tantomeno risolvere i grandi problemi che affliggono l’umanità”. Dunque vanno tenute in giusta considerazione le “tradizioni popolari”, il ruolo delle religioni. “La libertà religiosa – sottolinea il Pontefice – ci ricorda anche che la fede non può essere ridotta alla sfera puramente soggettiva”. Poi Francesco invita a non confondere “bene comune” con “benessere”. “Il benessere che fa riferimento solo all’abbondanza materiale tende ad essere egoista – dice il Papa – Così inteso, il benessere, invece di aiutare, è portatore di possibili conflitti e di disgregazione sociale; affermatosi come prospettiva dominante, genera il male della corruzione”. Ed ancora, il Pontefice torna a parlare dei valori positivi della famiglia, “non promuoverla significa lasciare i più vulnerabili senza protezione”. Altro tema nodale è l’immigrazione, anche per la Bolivia: “una nazione che cerca il bene comune non può chiudersi in sé stessa; le reti di relazione consolidano le società. … Bisogna quindi costruire ponti piuttosto che muri”.