GENOVA – Come si sono sviluppate le alluvioni che hanno colpito Genova negli ultimi anni, e cosa accadrà quando le opere di mitigazione del rischio idraulico avviate o progettate saranno terminate.
Il Comune di Genova ha presentato questa mattina al Ministro per l’Ambiente Gian Luca Galletti uno studio articolato realizzato dalla Fondazione Fondazione Cima-Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale che mostra quanto è accaduto nelle due alluvioni del 2011 e del 2014. Il Ministro ha visitato i cantieri della copertura del Bisagno e dello scolmatore del Fereggiano, le due opere avviate, assieme agli interventi per la messa in sicurezza del Chiaravagna. In totale, ad oggi, a Genova, i cantieri in corso sono 5, 2 quelli conclusi, 3 in affidamento lavori o in attesa avvio, 2 in attesa di gara. I dati sono disponibili sul sito del Comune.
Lo studio presentato ha misurato gli effetti delle opere di messa in sicurezza nel bacino del Bisagno. State vedendo una silumazione. Il parametro di riferimento è l’alluvione del 2014 e lo studio dimostra come l’effetto combinato dello scolmatore sul Fereggiano e della nuova copertura del Bisagno riduca fortemente gli impatti sia in termini di numero delle persone potenzialmente coinvolte (da circa 13 mila a mille), che di danni agli edifici (da cento a 10 milioni)ì. Ipotizzando una serie sfortunata di eventi alluvionaliì, lo studio dimostra anche una convenienza economica di lungo periodo: l’investimento di 251 milioni sarebbe rimborsato in circa 50 anni.
Un secondo studio della Fondazione Cima analizza la formazione di temporali persistenti e organizzati sul golfo ligure. Fenomeni ricorrenti che nascono dalla combinazione di aria fredda e secca proveniente da nord con aria umida proveniente da sud est; l’incontro crea una sorta di orografia virtuale, innescando celle temporalesche che vengono trasportate verso la costa, dando luogo a precipitazioni di fortissima intensità.Allo stato attuale per ottenere simulazioni così dettagliate sono necessarie 20 ore di calcolo per 24 ore di previsione, ma grazie ai rapidi progressi della tecnologia entro qualche anno queste informazioni potranno diventare facilmente accessibili.
Oggi la scienza sa di non saper comprendere a pieno quando e dove questi temporali persistenti e organizzati si generano, ma è in grado di calcolare gli impatti che possono provocare.






















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