N’drangheta a Lavagna: lo sviluppo delle indagini

LAVAGNA – Tutto ha inizio nel settembre 2013: la sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Genova avvia accertamenti a carico di alcuni soggetti, insediati nel Levante ligure, in particolare a Lavagna, in contatto con Paolo Nucera. Nucera, infatti, sta affrontando un processo che lo vede imputato per associazione a delinquere di tipo mafioso, motivo per il quale si ipotizza che Francesco Antonio Rodà, stia prendendo il suo posto a capo del “locale” di Lavagna, curandone gli interessi economici. Ipotesi che trova conforto nella documentata disponibilità di beni mobili di lusso e immobili, a fronte di dichiarazioni dei redditi quasi irrisorie. Nei mesi di ottobre e novembre 2013 vengono autorizzate le attività di intercettazione dei cugini di Rodà, dalle quali emergono le condotte di “carattere mafioso” relative ad una sorta di controllo del territorio. L’8 novembre 2013 il personale della sezione criminalità organizzata della Questura di Genova raccoglie la notizia confidenziale relativa a delle armi, occultate nell’entroterra Chiavarese, precisamente a San Colombano C. In mezzo alla folta vegetazione adiacente ad un container vengono ritrovate sette armi comuni da sparo corte, un silenziatore, 807 proiettili di vario calibro, un’arma da sparo lunga. Il terreno è formalmente intestato a Lorenza Calderone, figlia di Natale Calderone, detto Maurizio, già pregiudicato per tentato omicidio, porto abusivo e detenzione di armi, favoreggiamento. Al fine di riscontrare l’esistenza del gruppo criminale si svolgono numerose operazioni di intercettazione ambientale. In particolare all’interno della hall dell’Hotel Ambra gestito da Paolo Nucera e nell’ufficio della ex deputata Gabriella Mondello, nonchè presso la stazione di trasbordo dei rifiuti gestita da Antonio Nucera. Le osservazioni proseguono rilevando il comportamento malavitoso dei soggetti in questione. Nel corso delle indagini emerge che alcuni candidati alle elezioni amministrative del 25 maggio 2014 a Lavagna hanno fatto visita a Paolo Nucera, nella pensione Ambra, per ottenere una sorta di benestare alla loro candidatura e chiedere appoggio elettorale. Prima di questa data però, nel febbraio 2014, Antonio Rodà rinviene a bordo della sua auto una microspia. Da quel momento gli indagati adottano particolari precauzioni. Nell’aprile 2014 Paolo Nucera è invitato da Gabriella Mondello ad un incontro riservato nell’ufficio privato dell’ex parlamentare. Nello stesso periodo la Polizia Giudiziaria acquisisce le dichiarazioni indizianti relative ai gravi reati ambientali e alle continuate truffe aggravate commesse ai danni del comune di Lavagna dalla ditta gestita da Antonio Nucera con il concorso dei Fratelli. Viene inoltre attivata l’intercettazione ambientale e telefonica di Gabriella Mondello in ordine al voto di scambio e conseguenti reati contro la pubblica amministrazione realizzati per favorire, quale contropartita, gli interessi economici della famiglia Nucera e dei soggetti di origine calabrese che avevano sostenuto il candidato a sindaco poi eletto Giuseppe Sanguineti, in particolare l’impresario Ettore Mandato e le famiglie Gentile, Felleti e Squadrito, tutte titolari di autorizzazioni demaniali sul litorale di Lavagna.