ABU DHABI – Una messa storica quella celebrata dal Papa questa mattina ad Abu Dhabi. La prima di un pontefice nella Penisola arabica. Con la celebrazione, si è chiuso il viaggio apostolico negli Emirati Arabi Uniti, un percorso breve ma intenso, segnato dal dialogo interreligioso e dall’incontro con la comunità cristiana locale.
Siate oasi di pace grazie alle Beatitudini: chi le vive rende pulito il mondo. È come un albero che ogni giorno assorbe aria inquinata e restituisce ossigeno. È l’immagine usata dal Papa per tracciare lo stile della testimonianza a cui sono chiamati i cattolici negli Emirati Arabi.
È la più grande messa cristiana pubblica nella penisola arabica. Allo stadio Zayed ci sono i migranti cattolici, minoranza che costituisce il 10% della popolazione, venuti negli Emirati Arabi per lavoro, di nazioni, riti e lingue diverse, ma uniti dalla fede. Un “coro” di circa 100 nazionalità: caldei, copti, greco-cattolici, greco-melchiti, latini, maroniti, siro cattolici, siro-malabaresi, siro-malancaresi. Presenti anche 4 mila musulmani e il ministro della Tolleranza.
L’omelia di Francesco ricalca la pagina delle Beatitudini, che sono un capovolgimento del pensare comune: i beati non sono i ricchi, i potenti, chi ha successo, bensì i poveri, i miti, chi resta giusto e i perseguitati.












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