CITTA’ DEL VATICANO – All’udienza generale il Papa ha proseguito la riflessione sulla preghiera parlando della figura di Giacobbe che “lotta con Dio” un’intera notte e ne esce cambiato: da uomo scaltro “impermeabile alla grazia”, si scopre fragile e avvolto dalla misericordia divina. Pregare non significa solo sentire Dio come “presenza amica e vicina”, ma anche incontrare il Signore “faccia a faccia”. Un dialogo con il Signore che in certe ‘notti’ della vita diventa un “combattimento della fede” e una “vittoria della perseveranza”. Il Pontefice si è rivolto agli uomini del terzo millennio sfogliando il libro della Genesi che, “attraverso vicende di uomini e donne di epoche lontane, ci racconta storie in cui noi possiamo rispecchiare la nostra vita”.
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