Il Papa: la malattia è una scuola d’amore, Dio non ci lascia soli

La sorpresa al termine della Messa del Giubileo degli ammalati e del mondo della sanità è l’arrivo di Papa Francesco sul sagrato. In sedia a rotelle, accompagnato dal suo infermiere Massimiliano Strappetti. che lo ha portato fino all’altare, dove, dopo la benedizione finale del celebrante, l’arcivescovo Fisichella, il Papa ha pronunciato un breve saluto
“Buona domenica a tutti, grazie tante!”
Prima di uscire sul sagrato il Papa ha ricevuto il sacramento della riconciliazione nella Basilica di San Pietro, si è raccolto in preghiera e ha attraversato la Porta Santa, unendosi così al pellegrinaggio giubilare degli ammalati.
Nell’omelia, letta per il Papa dall’arcivescovo Fisichella che ha presieduto la celebrazione giubilare, Francesco ha confidato di condividere “l’esperienza dell’infermità, di sentirci deboli, di dipendere dagli altri in tante cose, di aver bisogno di sostegno”.
Non è sempre facile, però è una scuola in cui impariamo ogni giorno ad amare e a lasciarci amare, senza pretendere e senza respingere, senza rimpiangere e senza disperare. Grati a Dio e ai fratelli per il bene che riceviamo, abbandonati e fiduciosi per quello che ancora deve venire.
Persone con difficoltà motorie, altre accompagnate da volontari, ammalati e loro caregivers: tutti hanno ascoltato queste parole così precise, in piazza San Pietro.
E certamente, commenta Francesco, “la malattia è una delle prove più difficili e dure della vita, in cui tocchiamo con mano quanto siamo fragili”, e può farci sentire “come il popolo in esilio, o come la donna del Vangelo: privi di speranza per il futuro. Ma non è così”. Anche in questi momenti, Dio non ci lascia soli e, se ci abbandoniamo a Lui, proprio là dove le nostre forze vengono meno, possiamo sperimentare la consolazione della sua presenza
Papa Francesco è rivolto anche a medici, infermieri e membri del personale sanitario, ricordando loro, con le parole della Bolla d’Indizione del Giubileo Spes non confundit, che mentre si prendono cura dei loro pazienti, specialmente dei più fragili, il Signore offre loro “l’opportunità di rinnovare continuamente la vita, nutrendola di gratitudine, di misericordia, di speranza”.
Permettete che la presenza dei malati entri come un dono nella vostra esistenza, per guarire il vostro cuore, purificandolo da tutto ciò che non è carità e riscaldandolo con il fuoco ardente e dolce della compassione.