Questa puntata ci porta a Vicoforte.
La spiritualità francescana a Vicoforte, in provincia di Cuneo, è alimentata quotidianamente da una comunità monastica femminile presente in paese dal 1966. In quell’anno, vicino all’imponente Santuario della Natività di Maria, che vanta la cupola ellittica più grande al mondo, viene fatto costruire il monastero, destinato a ospitare ventidue suore Clarisse, provenienti da Racconigi e alloggiate, temporaneamente, in un appartamento a Mondovì. La caratteristica dell’esodo è nel DNA delle suore, fedeli al mandato lasciato loro dalla fondatrice, Santa Chiara: “Siate forestiere e pellegrine”.
Nel corso degli anni la comunità monastica ha risentito della crisi vocazionale generalizzata. E’ così che, nel 2025, dopo una serie di interlocuzioni con altre fraternità di religiose, si è intrapreso un cammino nuovo insieme a otto consorelle, provenienti dalla diocesi di Chiavari, in Liguria. Oggi le Sorelle Povere di Santa Chiara a Vicoforte sono sedici, animate da nuovo slancio pastorale e sempre più aperte all’accoglienza. Ne è testimonianza la nuova conformazione data alla chiesa interna al convento, dove lo spazio dedicato alle religiose è condiviso con i laici che frequentano le celebrazioni liturgiche. Le suore sono da sempre inserite nel cammino della Chiesa locale, ospitando e animando momenti di preghiera, incontri, veglie.
La grande sfida è rappresentata dai giovani, verso i quali le religiose rivolgono un’attenzione particolare, cercando di porsi in dialogo con loro. In un tempo segnato da un cambiamento d’epoca, come amava ricordare Papa Francesco, le Clarisse percepiscono anche un cambiamento nel modo di credere. Al convento si accostano alcuni giovani in modo molto serio, animati da domande profonde e autentiche, che aprono interrogativi anche per le suore stesse. “Ci stiamo accorgendo – ci racconta Suor Cristiana – che i giovani ci raccontano un modo diverso di credere rispetto al nostro, ma non per questo meno vero, meno serio e meno animato da un desiderio autentico rispetto a quello che animava noi”. Di fronte a questo approccio nuovo, non c’è una risposta unica e immediata, ma una testimonianza che le suore portano con la loro stessa vita.
Il monastero delle Clarisse è percepito come una casa di tutti, un luogo dove incontrarsi e sentirsi accolti. “Noi siamo qui a testimoniare – spiega Suor Serena – che il Signore c’è ed è l’unico e il più importante della vita. Siamo una presenza di rimando, di comunione e di accoglienza. Una dimora accessibile a tutti”. La presenza di una dimensione contemplativa è percepita come essenziale nella Chiesa locale. “È la testimonianza che pur in mezzo alla ricchezza e alla serenità che si può incontrare in questa vita, ciò che conta è avere un punto di riferimento che ci indichi ciò che è davvero essenziale”. A parlare è la madre superiora delle Suore Clarisse di Vicoforte, suor Chiara Gioia. “Ognuno di noi ha nel cuore una nostalgia, un desiderio di ricerca dell’assoluto che per noi prende il volto del Signore Gesù”.
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