Papa: la morte non è la fine, ma un passaggio. Poi prega per l’Asia

CITTA’ DEL VATICANO – Durante la catechesi dell’udienza generale, Leone XIV ha meditato sul mistero della fine dell’esistenza, il “più naturale e al tempo stesso più innaturale che esista”. Il Papa ha esortato a non viverlo come una condanna o un assurdo, né a fuggirlo, ma a riconoscerlo come “parte costitutiva” dell’essere e come luce che “già brilla nelle oscurità del cielo”.“Siamo creature paradossali” ha detto , sospese tra la lucidità della mente e l’impotenza del cuore di fronte al mistero della morte. Ma come fidarsi di questi orizzonti quando nessuno può dire se “una vita senza morire sia anche una vita felice?” È uno degli interrogativi più profondi e delicati dell’esperienza umana quello su cui Papa Leone XIV ha riflettuto questa mattina. Il tema della catechesi è La Pasqua di Gesù Cristo: risposta ultima alla domanda sulla nostra morte e si sviluppa attorno all’evento “più naturale e allo stesso tempo più innaturale che esista”. Al termine dell’udienza generale, Leone XIV ha espresso la profonda tristezza per gli scontri al confine tra i due Paesi asiatici, Thailandia e Cambogia, che hanno provocato vittime anche civili e causato lo sfollamento di oltre 500 mila civili: “Esprimo la mia vicinanza nella preghiera a queste care popolazioni”.