CHIAVARI – Il pellegrinaggio degli ammalati in Cattedrale ha concluso le celebrazioni per N. S. dell’Orto a Chiavari. Il vescovo nell’omelia ha accostato la venerazione a Maria Santissima alla figura di San Tommaso richiamata dalla liturgia. Un intreccio interessante: Maria ci fa sentire a Casa. La Chiesa – ha spiegato Mons. Tanasini – casa di Dio è nostra casa. “Non abbiamo paura di essere sostenuti dalla Chiesa.” Tommaso, l’apostolo inizialmente incredulo dinnanzi alla testimonianza degli altri apostoli, ci aiuta a ravvivare la nostra fede. Di seguito il testo dell’omelia integrale.
Oggi si intreccia la devozione a Maria Santissima e il ricordo di San Tommaso apostolo. Credo che sia un bell’intreccio che abbia a parlarci. Sottolineiamo sempre che la Madonna dell’orto sia una donna di casa e ci faccia sentire a casa. La Turchina ha voluto una Madonna popolare come lei, per sentirla vicina. Nello stesso tempo sottolineiamo che l’icona era in un orto e l’orto ci parla di casa, della quotidianità del lavoro della massaia, con tutto quello che appartiene alla vita nostra più tranquilla più normale. Nella casa di Maria ci sentiamo a casa nostra. In questo Santuario si arriva non scalando grandi montagne, ma attraversando la piazza. E’ bello sentire questa familiarità. Nello stesso tempo sentiamo dire dalla lettera di San Paolo agli Efesini “voi non siete più stranieri nè ospiti”. Immaginiamo la casa di Dio: alta, grande, lontana ,gloriosa. San Paolo dice “Voi siete figli, siete chiamati ad essere a casa vostra”. Che sintonia c’è tra la nostra sensibilità la nostra devozione alla Madonna dell’Orto e l’annuncio della Parola di Dio. Questa casa dove non siete stranieri ha un fondamento: quello degli apostoli. Questo ci dice che possiamo entrare nella sua casa come figli e ci dice che la casa di Dio è la chiesa. Noi abbiamo bisogno di essere a casa di Dio nella Chiesa. Molte volte sentiamo parlare della Chiesa in un modo che ci spaventa. La Chiesa è sul fondamento degli apostoli. Per appartenere alla casa di Dio come figli dobbiamo appartenere a questa casa che è la Chiesa. La salvezza degli apostoli ha la sicurezza nel fatto che la pietra su cui tutto poggia è Gesù stesso. Non abbiamo paura di essere sostenuti dalla Chiesa. Non possiamo che passare dalla Chiesa per essere del Signore. Noi non sentiremo la parola che ci salva senza il magistero della Chiesa. Il Vangelo ci invita ad entrare nella prospettiva della Chiesa con la figura di Tommaso. Tommaso non ha creduto agli altri apostoli che già avevano il compito di annunciare. In un primo momento Tommaso non ha creduto, ma quando ha incontrato il Signore allora ha creduto. Io vorrei dire questa sera, a conclusione delle feste, noi sentiamo questo brano del vangelo dopo aver insistito sull’Anno della Fede. Tommaso ci aiuta a ravvivare la nostra fede, di non aver paura e di accostarci al Signore e di vivere la beatitudine. Parlo a voi ammalati: chi meglio di voi può dire di toccare le piaghe del Signore come tommaso. Chi meglio di voi può dire ecco io mi accosto a Gesù. Voi potete dirlo davvero, voi non solo le toccate le piaghe del Signore, ma le vivete. Il gesto che adesso compiremo del sacramento dell’unzione degli infermi ci dice: sei legato a Gesù sofferente, ma anche a Gesù risorto. La tua sofferenza non è inutile. Maria è sempre colei che porta il conforto.













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