RIMINI – La Comunità Papa Giovanni XXIII si schiera contro l’intervento militare in Libia e non accetta la definizione di “umanitario” affiancato all’intervento militare. La Comunità invita tutte le parti ad investire risorse umane e finanziarie in politiche nonviolente di risoluzione dei conflitti. I membri della Comunità ed i volontari sperimentano quotidianamente l’alternativa alla violenza in zona di conflitto armato da 20 anni. “Un’alternativa c’è sempre – scrive il responsabile della Comunità Giovanni Ramonda – Anche quando parlano le armi. Vi invitiamo a venire con noi per provarlo nei progetti di Operazione Colomba e come servizio civile nazionale ed internazionale”. Già da tre settimane le famiglie della Comunità hanno offerto al Governo la disponibilità ad ospitare altri rifugiati, oltre a quelli che già sono stati accolti. I membri della Comunità andranno in Tunisia per vivere assieme ai profughi nei campi e sperimentare cosa significa per loro l’ “intervento umanitario militare” del nostro Governo e quali sono per i molti profughi eritrei, sudanesi e somali le conseguenze degli Accordi di respingimento che i Governi Italiani hanno stretto con il Governo Libico.












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